La fine del lavoro.

LavoroGratis

La fine del lavoro.

Beppe Grillo ha ragione, la concorrenza (sleale) al lavoro umano sono le macchine.
Però le macchine (i robot) sono il futuro, il lavoro di produzione potrebbe scomparire completamente. Lo scopo delle attuali politiche economiche e finanziarie è quello di controllare i capitali (e le macchine) in modo da obbligare gli uomini al lavoro ripetitivo e mantenerli schiavi. Lo scopo principale è il potere, non la ricchezza!
(continua…)
https://manuelsimonini62.wordpress.com/2014/10/10/jobs-end/

La soluzione alla scomparsa del lavoro, almeno come è inteso oggi, sembra impossibile, invece è abbastanza semplice. Basterebbe che il reddito generato dalla produzione automatica venisse redistribuito in quantità sufficiente a giustificare la produzione stessa. Solo poche persone lavorerebbero, svolgendo mansioni più qualificate e molto diverse da quelle di oggi, ottenendo una ricchezza superiore alla media, ma sarebbero le macchine a mantenere la rimanente parte dell’umanità. Ovviamente la popolazione non dovrebbe aumentare oltre i limiti imposti dalle risorse del pianeta, altrimenti tutto si squilibrerebbe catastroficamente. Questo sarebbe possibile se fossimo di fronte ad un problema economico, ma la natura del problema che viviamo oggi non è economica ma politica. Ribadisco, lo scopo è il potere di pochi sulle masse.

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L’Euro ci sta uccidendo


L’Euro ci sta uccidendo

Riporto questo interessante articolo di Paolo Barnard, che spiega in modo chiaro i motivi cha hanno portato alla scelta dell’Euro. L’Euro non è l’unica causa dei nostri mali, ma è stato lo strumento attraverso il quale, il mondo dell’alta finanza globale si è appropriata della nostra sovranità nazionale. Attraverso questo cavallo di troia, hanno fatto passare trattati capestro che soffocano le economie ed il benessere dei cittadini.

E’ tutto falso, e ci stanno ammazzando.
Di Paolo Barnard


Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate.

L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi. Perché? Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.

Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che emette moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (deficit di bilancio al 25% del PIL) 60 anni fa: emettere moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni. Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (deficit di bilancio 1.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 2.900 fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni. Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna? C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci? No! Perché? Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito. E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie… cosa succede? Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dai mercati di capitali, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.

Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa, fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro? Sono stupidi? No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana. A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero. Rileggete sopra. Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo. E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare? Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l’unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l’indebitamento. E questo per compiacere a chi? Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.

Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea: Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.

La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell’inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.

Uscire dall’unione monetaria subito! Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora! Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli: “Popoli d’Europa, sollevatevi

Sinabung, Vesuvius, Bardarbunga: the risks


Why in Europe and all over the word, we have to prepare us to face a volcanic crisis?

Activity has picked up considerably at the volcano during the past days. Several pyroclastic flows (dangerous hot avalanches of fragmented lava and hot gasses) traveled down the SE (and some on the NE) flanks of the volcano, threatening again the closest inhabited areas to the S of Sinabung.

Sinabung eruption:
http://www.volcanodiscovery.com/sinabung/news.html

But the greatest risk for Europe comes form Vesuvius.

Vesuvius is one of the most dangerous volcanoes in the world — but scientists and the civil authorities can’t agree on how to prepare for a future eruption. “There would be no modern precedent for an evacuation of this magnitude,” says Giuseppe Mastrolorenzo at the Vesuvius Volcano Observatory in Naples. “This is why Vesuvius is the most dangerous volcano in the world.”
Vesuvius risks:
http://www.nature.com/news/2011/110511/full/473140a.html


Volcano‬ Bardarbunga‬: possible evolution scenarios, webcam live streaming.

Drone video:
http://www.mbl.is/frettir/english/2014/10/01/drone_close_up_of_the_eruption/
http://www.ruv.is/frett/another-eruption-if-the-current-one-stops

http://www.volcanodiscovery.com/bardarbunga/news/47903/Bardarbunga-volcano-update-Holuhraun-eruption-and-subsidence-of-Bardarbunga-caldera-continue.html

Professor Magnús Tumi Guðmundsson, professor of geophysics at the University of Iceland´s Institute of Earth Sciences and the foremost Icelandic expert on subglacial eruptions outlines the three following scenarios:

1) The eruption at Holuhraun stops and with it the depletion of the magma reservoir of the Bardarbunga system also stops.
2) The eruption at Holuhraun continues as does the depletion with an accompanying subsidence at the Bardarbunga caldera. (As this goes on, the risk of possibility #3 increases, our note).
3) The deflation reaches a critical point where part of the roof of the Bardarbunga caldera collapses which allows water, liquid or in the form of ice, to interact directly with the magmatic main body. (This will lead to a series of very violent explosions which will only stop when either the body of water/ice or the body of magma are exhausted, our note).

http://volcanocafe.wordpress.com/2014/09/10/bardarbunga-holuhraun-update-140910/

http://www.youreporter.it/video_Impressionante_intensificazione_eruzione_nord_Bardarbunga

Volcano Bardarbunga: streaming.

http://www.livefromiceland.is/webcams/bardarbunga-2/

Vulcano Bardarbunga, l’esperto: “il magma è risalito dal mantello”. Le immagini dallo spazio

http://www.meteoweb.eu/2014/09/vulcano-bardarbunga-lesperto-magma-risalito-dal-mantello-immagini-dallo-spazio/319703/

http://volcanocafe.wordpress.com/info-on-bardarbunga/

Poco dopo la mezzanotte di venerdì 29/08/2014 è iniziata una piccola eruzione con emissione di lava e fumo da fratture in prossimità del vulcano.

Il traffico aereo al momento non ha subito ritardi, anche se l’allarme è tornato al livello rosso. Nei prossimi giorni ci si può aspettare un peggioramento a causa dei venti che potrebbero spingere la nube di ceneri verso sud, sull’oceano atlantico.

A livello locale il maggior rischio è costituito dai ghiacci che ricoprono il vulcano che potrebbero sciogliersi a causa dell’eruzione provocando allagamenti.
http://www.businessinsider.com/icelandic-bardarbunga-volcano-erupts-2014-8

Nel caso si verificasse lo scenario N° 3. Il problema è serio anche per quanto riguarda il clima, se la quantità di ceneri immesse in atmosfera fosse davvero abbondante, potrebbe influenzare il clima di tutta l’Europa provocando una piccola era glaciale nei prossimi anni. I danni economici, soprattutto per l’agricoltura sarebbero enormi.

Jobs end

Beppe Grillo ha ragione, la concorrenza (sleale) al lavoro umano sono le macchine. Però le macchine (i robot) sono il futuro, il lavoro di produzione potrebbe scomparire completamente. Lo scopo delle attuali politiche economiche e finanziarie è quello di controllare i capitali (e le macchine) in modo da obbligare gli uomini al lavoro ripetitivo e mantenerli schiavi. Lo scopo principale è il potere, non la ricchezza! Il reddito di cittadinanza non può essere legato al lavoro inteso in questo senso ma ai lavori creativi e di cura della persona e dell’ambiente.

Lo Slaves Act annunciato da Renzi dovrebbe essere il motivo determinante per convincere i dissidenti del PD ad affossare il governo prima che sia troppo tardi. Appoggiare questa contoriforma di estrema destra, al PD, farà perdere vari milioni di voti. E’ l’esatto contrario di cui l’Italia ha bisogno, perché oltre che ingiusto ed impopolare non è nemmeno efficace a combattere la disoccupazione ed aumentare la produttività.

Jobs Act: I nuovi emendamenti confermano l’indole schiavista di Renzi.
La sinistra PD si preoccupa dell’Art.18 e non si accorge che la cosa più pericolosa e dannosa è il demansionamento, strada spianata alla diminuzione salariale e al libero mobbing. (Art.14) Congratulazioni! Giusto per chiarire le idee a chi crede ancora che il PD sia ‘di sinistra’.

Divina Commedia, canto XXIII: ‘trovai di voi un tal, che per sua opra
in anima in Cocito già si bagna,
e in corpo par vivo ancor di sopra.’
Dante conosceva Renzi?

Ecco cosa ci possiamo aspettare dai 1000 giorni di Renzi.

Schiavismo. https://manuelsimonini62.wordpress.com/…/tabellini…/ Fame e sete: privatizzazioni e vendita delle municipalizzate. https://www.facebook.com/photo.php?v=1442525739360774&fref=nf http://www.ansa.it/…/verso-taglio-partecipate-non… Dittatura. https://manuelsimonini62.wordpress.com/…/riforme…/ Terrorismo economico. https://manuelsimonini62.wordpress.com/…/verra-la…/ Propaganda. https://manuelsimonini62.wordpress.com/…/renzi-usa-la-sla/

Rosso Ferrari


http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/02/05/news/fiat_scorporato_il_marchio_ferrari_da_solo_genera_50_milioni_di_utili-77795457/


Nella conferenza stampa Marchionne rassicura che il marchio Ferrari non verrà assorbito dal gruppo Fiat-Chrysler e non diventerà americano ma lo scorporo del marchio dal gruppo Fiat avvenuto nel febbraio 2014 prelude ad un suo trasferimento all’estero”


La Repubblica: Potrebbe essere la prima di una serie di mosse che porteranno gli asset immateriali del gruppo Fiat al di fuori dei confini nazionali. Il gruppo del Lingotto ha deciso di conferire il marchio Ferrari a una nuova società, separandolo dalle attività di automotive. L’intento dell’operazione potrebbe essere quello di trasportare all’estero gli asset che generano utili, come marchi e i brevetti, facilmente trasferibili, e lasciare in Italia quelle che generano i costi, come le attività produttive.


Marchionne però afferma che la Ferrari verrà quotata in borsa a Wall Street e che l’azienda diventerà una joint venture italo-olandse con sede a Londra. Quindi la Ferrari non sarà più italiana e non pagherà più le tasse in Italia come già è avvenuto per Fiat.
Riguardo al futuro della Ferrari sostiene che a decidere non sarà lui ma il consiglio di amministrazione, perché dice una cosa così scontata? Non certo per gli addetti ai lavori o per i giornalisti ma per il pubblico televisivo. Così aggira la domanda della stampa e intanto rassicura gli italiani, perché gli italiani che hanno visto cosa è accaduto in Fiat devono essere rassicurati! A questo servono anche le battute scherzose programmate con Montezemolo. La conferenza stampa si trasforma così in uno spettacolo pubblicitario e tranquillizzante nonostante la buona volontà (forse) dei giornalisti che pongono le domande.


E i politici stanno a guardare…


Lo stato avrebbe il dovere di intervenire, perché così verranno sottratti molti soldi ai cittadini a causa delle minori entrate fiscali e si aprono le porte ad una nuova delocalizzazione camuffata. Vorrei ricordare che lo stato ha svenduto a Fiat l’Alfa Romeo e la Fiat l’ha quasi smantellata e ha svalutato il marchio abbassando la qualità della produzione. Lo stato ha finanziato il gruppo Fiat attraverso la cassa integrazione, senza che da parte dello stesso venissero effettuati investimenti e programmi industriali credibili e senza che venisse garantita l’occupazione.
Sarebbe ora che lo stato presentasse il conto a Marchionne.


Lancio una provocazione, lo stato dovrebbe acquistare la Ferrari o addirittura espropriarla.
Solo in questo modo si potrebbe garantire l’italianità del marchio, l’introito fiscale e l’occupazione. Non si venga a dire che è un costo che lo stato non si può permettere perché si tratta di un’azienda che produce utili elevatissimi o che sarebbe un’ingerenza del pubblico nel settore privato in quanto si tratta di un patrimonio storico, tecnologico e sportivo che per il Paese è di fondamentale importanza e per questo deve essere difeso.

Tabellini: Slave Act in arrivo.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/17/crisi-guido-tabellini-non-ce-altra-via-giu-salari-e-tasse-alle-imprese/1092528/


Guido Tabellini, economista, ex rettore della Bocconi, è l’esponente più autorevole della cabina di regia economica che Matteo Renzi vorrebbe a Palazzo Chigi. “Riforme del lavoro che tengano sotto controllo i salari e favoriscano le esportazioni.”


E’ dunque questo, ciò che ci dobbiamo attendere dal Job Act?
Temo proprio di si.

Una riforma di questo tipo porterebbe ad un grave peggioramento nella distribuzione della ricchezza e potrebbe portare ad un conflitto sociale estremizzato che affosserebbe definitivamente la nostra economia. In un clima sociale teso e conflittuale la produttività non può che diminuire aggravando ulteriormente la situazione, il calo della domanda interna poi farebbe il resto.

Che un abbassamento dei salari possa poi aumentare la competitività e di conseguenza le esportazioni è tutto da vedere. Vista la contrazione del mercato interno dovuto al calo della domanda, gli investimenti esteri nel nostro paese potrebbero diminuire, dato che il nostro mercato diventerebbe meno appetibile e nessuno verrebbe ad investire in Italia per esportare in Cina o nell’est Europa.

Gli investimenti italiani all’estero non sono determinati dall’inferiore costo della mano d’opera ma principalmente dal minor costo dell’energia, dalla minor burocrazia, da un’imposizione inferiore e soprattutto dalla maggior dinamicità dei mercati. Quindi questi investimenti non rientrerebbero, anzi si estenderebbero ulteriormente.

Le aziende che producono in Italia con maggior vocazione all’esportazione sono quelle con prodotti a più elevato contenuto tecnologico, creativo o qualitativo, soprattutto nel settore agro-alimentare.
Il contenuto di mano d’opera in queste aziende è quasi irrilevante e dove lo fosse si tratta di mano d’opera altamente specializzata, che a fronte di una diminuzione degli stipendi potrebbe emigrare lasciando un vuoto difficilmente colmabile.

E’ ovvio che non possiamo competere con i paesi in via di sviluppo sul costo della mano d’opera a meno che non si abbassi il tenore di vita della classe basa e media a livelli inaccettabili.

L’unica via per uscire dalla crisi sarebbe esattamente quella opposta, aumentare la domanda interna elevando i salari ed espandendo la spesa pubblica produttiva. Orientare la spesa pubblica verso investimenti che creino lavoro per le imprese italiane, soprattutto quelle legate al mercato interno ed al territorio.
Favorire la nascita e lo sviluppo dei distretti industriali, per migliorare la sinergia fra le PMI, favorire l’integrazione fra le aziende e le università, i centri di ricerca e i poli di formazione tecnica, questo in realtà potrebbe aumentare anche le esportazioni.
Evitare grandi opere, spese militari e sovvenzioni a pioggia che non creano ricchezza ma sprechi e deviare queste risorse per lo sviluppo e la diminuzione delle imposte. Prediligere l’acquisto di beni e servizi prodotti sul territorio nazionale e l’appalto delle opere alle aziende del territorio, eliminare la figura del general contractor.
Aumentare e riequilibrare gli investimenti nel trasporto pubblico, nella sanità, nella scuola, nella ricerca e nella salvaguardia ambientale. Favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, il risparmio energetico ed ottimizzare la produzione delle energie tradizionali al fine di diminuire i costi.
Rivedere gli ammortizzatori sociali introducendo un reddito di cittadinanza, un reddito di sostegno, limitando l’uso della cassa integrazione e favorendo i contratti di solidarietà. Riequilibrare il sistema pensionistico raddoppiando le pensioni più basse e dimezzano quelle più alte. Questo non solo allevierebbe le sofferenze di molti cittadini ma rimetterebbe in circolo molto denaro con forte aumento della domanda interna.

Ma per fare questo si dovrebbe sforare il rapporto del 3% debito/pil? Forse si, anche se non è certo, ma se si riuscisse a generare sviluppo ed un inflazione attorno al 3% annuo si rientrerebbe nel parametro nell’arco di pochi anni. Un piano serio, corredato da numeri, date e punti di revisione e controllo, forse potrebbe essere fatto accettare anche all’Europa, sempre che a proporlo fossero politici seri. I politici poi, sempre che fossero seri, di fronte ad un no europeo potrebbero anche minacciare un’uscita dall’Euro e dalla CE e in caso di ulteriore irrigidimento delle istituzioni europee, metterlo in atto.